La rinuncia come momento di condivisione

Quest'anno molte credenze praticano il digiuno nello stesso periodo.
Con questo racconto voglio condividere una visione laica di questa pratica, che vuole rappresentare l'importanza della rinuncia in una società che, a mio parere, consuma per compensare vuoti.
Il digiuno rappresenta un momento di riflessione sui nostri bisogni, su come cannibalizziamo le risorse, ma soprattutto ci avvicina a chi non può scegliere di non mangiare perché non ha cibo.
Il digiuno può significare anche empatia con noi stessi e verso chi ha necessità primarie che non può soddisfare.
Ci avvicina a quel mondo che non possiamo capire, anche solo per un momento, ci dice che la fame è una cosa vera, non vista alla TV, non qualcosa di immateriale, piatto e lontano, ma un mondo di persone che soffrono.
Un digiuno autentico, anche se non completo, ci fa riflettere sul nostro egocentrismo, sull'ansia di apparire attraverso una tavola imbandita, sulla nostra vanità culinaria, sul lusso nel dosare e combinare gli alimenti …. e spesso senza aprire il cuore, senza guardare oltre.
… Quante volte buttiamo via cibo prezioso?
Come andare oltre e parlare di Ospitalità a Tavola?
Come accogliere le nostre debolezze e allo stesso tempo aprire il cuore?
La risposta è semplice: condividere, invitare un amico, un parente, un collega che è spesso solo o con chi è in difficoltà, dividere il nostro pasto con coloro a cui vogliamo bene.
Dividere significa anche diminuire le porzioni, la cucina italiana, di cui tanto e giustamente ci vantiamo, non è la cucina dei grandi chef stellati, è la cucina di chi lavorava materie povere e avanzi e li trasformava in piatti gustosi, dividendoli con tutti i propri cari, rinunciando ognuno a qualcosa per offrirlo all'altro.
Questi gesti insegnano la modestia, insegnano a metterci nei panni dell'altro, che spesso ci stanno stretti, ci rendono migliori.
Se ognuno di noi lo facesse nel suo piccolo, torneremmo ad essere una società vera, coesa, ricca; perché lo scambio diventa scambio di idee, pensieri, racconti, pareri, visioni.
Le restrizioni si trasformano e ci trasformano, mitigano i comportamenti che alimentano il nostro narcisismo, condizione che ci ha portato a decadenza dei valori più sani, oltre che a una decadenza culturale e morale, dove per morale non intendo moralismo, perché il moralismo è fatto di pose e non di gesti.
Che fare allora?
Una tavola semplice, dove il centro tavola non sono fiori recisi destinati ad appassire per la nostra vanità, ma erbe profumate e aromi che arricchiscono il sapore delle pietanze, piatti da condividere, con porzioni misurate.
… E se qualcosa avanza, non buttiamola, rimettiamola nel frigorifero, il giorno dopo possiamo trasformare il cibo avanzato in piatti ancora più buoni, o meglio, facciamola portare a casa al nostro ospite.
L'ospitalità non è un'esibizione, ma un atto di cura. Vi aiuto con una pergamena poetica e operativa per un evento a tavola a soli 10€: rendiamo l'accoglienza un valore comune, un pasto alla volta …mangiare insieme attraverso gesti di attenzione.

