Il canto che accoglie in silenzio

Per chi ha fatto studi umanistici, tra le poesie più studiate c' è il "Passero Solitario" del Grande Giacomo Leopardi.
Sono cresciuta e vissuta con una specie di simbiosi con questo autore, un po' fuori dal tempo, un po' inadeguato, un po' malinconico e quasi mai ricambiato nei sentimenti e nei suoi slanci emotivi.
La poesia che ho citato è una di quelle che più mi ha colpito e con cui più mi sono immedesimata; per sdrammatizzare condivido che alcune amiche mi chiamavano con il titolo della poesia … al femminile … eh sì, in amore il mio tormento leopardiano di gioventù era assoluto.
Parlando del presente, di recente sono tornata a Recanati, una sorta di Pellegrinaggio periodico, anche quest'ultimo senza riuscire a raggiungere il mio scopo, vedere la SUA IMMENSA BIBILIOTECA, sempre chiusa per varie ragioni.
Però questa volta abbiamo preso una guida e, fermandoci nel chiostro dove si affaccia "La Torre Antica", finalmente ho capito… intanto un po' di cultura scientifica, premessa fondamentale della nostra guida e ripresa da me su Google: "l passero solitario di Giacomo Leopardi è il Monticola Solarius (il nome dice già tutto dico io), una specie di uccello appartenente alla famiglia dei Turdidi, affine al merlo, non ai comuni passeri. Si distingue per il piumaggio blu-grigio ardesia del maschio, per l'abitudine di vivere in solitudine su zone rocciose o vecchi edifici, e un canto melodioso solitario"; inoltre, a differenza dei suoi simili, non migra in storni ... ma, guarda un po', vola da solo.
Praticamente è una specie a sé e, di nuovo guarda un po', il colore del suo piumaggio è quello del mio colore preferito: "azzurro cenere", o ceruleo, quello del "Mare d'inverno".
Ora, sia chiaro, non voglio certo paragonarmi al grande Genio di Leopardi, uno che leggeva 5 libri al giorno al lume di candela … no, non sono io.
Veniamo al punto: Leopardi osservava la felicità un passo indietro rispetto agli altri, ma attraverso di loro la viveva intensamente; osservava i suoi coetanei dalle stanze della sua casa, non si lasciava andare alla spensieratezza, ma la "cantava" in un angolino e noi ancora oggi sentiamo il suo canto echeggiare "nella valle".
Leopardi è come quel passero color ceruleo, che canta a beneficio di tutti e che echeggia ancora nelle mie orecchie attraverso la poesia, quel Monticola Solarius che si mette in disparte ad osservare "l'infinito" per volarci dentro in libertà senza trovare la sua vera "casa", una casa che lo accolga e avvolga nella tenerezza, nel calore della consolazione, al riparo dalla folla, ma non da solo.
La folla per molti è solitudine, isolamento, frastuono, un frastuono fatto di parole inutili che non dicono niente, che creano una bolla che imprigiona i cuori.
Quello di Leopardi non è pessimismo, è desiderio di un incontro vero, intimo, pulito dal rumore di fondo; un desiderio che porta a cercare altrove, un altrove che forse gli altri non possono offrirti né vedere, se non affiancandoti senza giudicare la tua riservatezza emotiva e la tua diversità.
Questa musica, questo canto solitario, spesso incontra gli adolescenti, quelli che come lui guardano gli altri con timidezza ma, allo stesso tempo con coinvolgimento … spesso, può succedere che il suono dei suoi versi li accompagni per tutta la vita.
Ecco il vero talento di Leopardi: parlare a chi spesso perde le parole per mettersi in contatto con gli altri, usando la melodia di una poesia per lasciare un messaggio eterno.
Ogni cuore ha la sua bellezza, impariamo a Ospitarlo.
Autore: Deborah Esposito
Un racconto per chi si riconosce nel canto appartato del passero solitario. Una storia che invita a cercare luoghi che accolgono senza rumore, dove anche una tavola può diventare un gesto di cura.
Deborah Esposito - Racconti di Ospitalità ... a Tavola
Se questa storia ti ha parlato, qui trovi come farla diventare un momento da condividere a tavola con chi vuoi:
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